Per partecipare a una prova che mette in palio la mano della bella e ricca Porzia, il nobile spiantato Bassanio chiede un prestito ad Antonio, mercante legato a lui da una profonda amicizia (o forse da un amore omosessuale). Avendo investito il suo denaro nei suoi traffici, Antonio chiede a sua volta un prestito all’ebreo Shylock, il quale acconsente a patto di poter tagliare una libbra di carne dal suo corpo qualora non restituisse per tempo la somma. Mentre Bassanio conquista Porzia battendo gli altri boriosi pretendenti, le navi di Antonio naufragano, impedendogli di pagare il debito, e Shylock, che nutre rancore per le vessazioni subite dagli ebrei, reclama spietatamente la penale; ma, durante il processo che ne segue, fa capolino l’intelligente Porzia… Composta da Shakespeare poco prima del 1598 e ambientata in una Venezia contesa tra un’economia feudale-mercantile in estinzione (illusoriamente vittoriosa) e il nascente capitalismo (illusoriamente sconfitto), questa commedia ritrae una società segnata da profonde contraddizioni: la vocazione cosmopolita contro il razzismo e l’antisemitismo; l’applicazione rigorosa e imparziale della legge contro l’appello fazioso alla misericordia cristiana e la condanna della presunta intransigenza giudaica; il disprezzo per chi presta a interesse contro la pervasività del denaro come motore di ogni azione. Il crudele Shylock, «non meno vittima di quanto sia colpevole», come scrisse William Hazlitt, appare allora, in questa società ipocrita, nient’altro che un capro espiatorio.